Non è che…?

Il cervello gioca dei brutti scherzi, cari lettori.

Vi racconto due storie. Sono due storie che dimostrano che la stanchezza mentale è ineluttabile.

Storia nr.1

Il venerdì è un giorno da santificare, perché puoi esorcizzare la stanchezza fisica e mentale della settimana lavorativa bevendo delle birrette e mangiando della sugna.

O almeno così credi.

Sono con i miei amici a bere e mangiare, e a (cercar di) non pensare alle preoccupazioni quotidiane, quando mi arriva una notifica dal mio account Gmail:

*** QUESTA E’ UNA DRAMMATIZZAZIONE, NON CORRISPONDE AL 100% ALLA VERITÀ ***

“O mio dio! Qualcuno sta arrubbando il tuo account Netflix, si è appena collegato da un tablet a Lisbona!11!1!”

*** FINE DRAMMATIZZAZIONE ***

Quando ti arriva questo tipo di messaggi non hai il tempo di pensare, e forse neanche le energie, per cui la prima cosa che puoi fare è difendere il tuo territorio.

“Cazzo, vogliono fregarmi il mio account Netflix! Ora cambio subito la password”.

Password Cambiata.

Peppe: “Volevano fottermi l’account Netflix da Lisbona, ma ho subito cambiato la password! BRAVO ME!”

Amica dubbiosa: “Scusa ma…non è che è tua sorella?”

“…”

“…”

*** Ormai la ruota dei criceti nel tuo cervello si è bucata ***

“Ah già”

“…”

“…”

Sì, ho una sorella che in questo momento lavora in Portogallo.

Con la mia fantastica mossa, sono riuscito a buttar fuori da Netflix sia mia sorella che i miei genitori. BRAVO ME.

Tu pensi: “Vabe. Tu lavori con la tecnologia, può sempre capitare UNA VOLTA nella vita un momento di debolezza, una defaillance (Parte video di Naike Rivelli). Non ti potrà mai succedere qualcosa di peggio.

E invece

Storia nr.2

Siamo al venerdì successivo rispetto alla storia nr.1. Sono seduto nella navetta che mi porta al lavoro, ascoltando come al solito della musica (in questo periodo ci sono i Rammstein nelle mie orecchie). All’improvviso mi arriva una mail su google “

*** QUESTA E’ UNA DRAMMATIZZAZIONE, NON CORRISPONDE AL 100% ALLA VERITÀ. CI METTO DEL CARICO MAGGIORE PERCHÈ È LA SECONDA STORIA ***

“Oh zio, ti stanno fottendo l’account Google! Hanno appena cambiato il numero di recupero della password! Il numero è 666-123456789!!!”

Il mio dormiveglia da navetta si interrompe, e provvedo subito a cambiare password, perché questo attacco non potrà infliggere la mia sicurezza!

Arrivo in ufficio, NON VADO A BERE IL CAFFÈ, vado subito al pc per controllare le attività del mio account, e vedo solo quella notificata sul bus. Provvedo ad attivare l’autenticazione tramite cellulare, non si sa mai.

Avendo un cellulare aziendale, decido di provare a chiamare questo numero sconosciuto: apro l’applicazione del telefono, e nella cronologia chiamate è presente proprio il NUMERODELLODIABOLO. Sono esterrefatto, non mi spiego il motivo per cui questo numero abbia provato a chiamare il numero del mio telefono aziendale.

Il mistero si infittisce

Passano dei giorni. (5 in questo caso).

Sono a bere (sì, bevo spesso) con degli amici ad un baretto. Per caso torna in voga l’episodio del tentativo di hacking del mio account google.

Amico A mi dice: “ma sei sicuro che la mail fosse di google e che ci fosse davvero un tentativo di modifica del cellulare di recupero?” Io rispondo: “Vai tranquillo azzio, ho fatto dei controlli e non era un’attività fake, quindi sono tranquillo”.

Amica B (quella che nell’episodio 1 aveva già detto “Non è che…?”) mi dice: “Ma non hai mai provato a chiamare questo numero?”

Peppe: “Eh no, sinceramente non volevo rischiare di cadere in qualche truffa/scam”

Amica: “Eh vabbe, domani invece di chiamarlo dal cellulare lo chiami dall’ufficio, almeno non traccia il tuo numero”

Peppe: “Ottima idea, quasi quasi faccio così!”

Sempre io, dopo qualche secondo, per qualche motivo ho fatto un’indagine mentale della mia vita, del mio curriculum vitae, delle mie capacità lavorative, delle mie conoscenze informatiche, delle mie schede SIM, e ho avuto un’illuminazione:

“Non è che è il mio numero Iliad?”

Apro la rubrica del mio telefono personale.

Digito le prime cifre del NUMERODELLODIABOLO.

Vedo l’incombere del MIO NOME E COGNOME.

Era la mia scheda ILIAD.

Ho due sim nel mio telefono.

E quindi, amici lettori.

Prima di pensare che qualcuno stia rubando il vostro account, prima di pensare che qualcuno nel mondo possa complottare contro la vostra vita, prima di pensare che qualcuno ce l’abbia con voi, cercate sempre di pensare a me, e a quanto la stanchezza possa impattare sulla vostra sanità mentale.